• Camilla Sentuti

My First Thanksgiving


Matt and I got back to New York yesterday night, after a long and intensive Thanksgiving weekend spent in New Jersey to celebrate the holidays. This time I was finally able to celebrate them in the real American way, and I got to eat the famous turkey that is so typical of this day. Let’s start from the beginning though: Thursday morning, after a night spent in a very cute Latino bar in Brooklyn, we got up at seven in the am, as we needed to catch the 8 ‘o clock bus to New Jersey that leaves from the station on 42nd street. I shove a few indispensable items inside my bag, have a real fast breakfast, and spend a few minutes in front of the mirror trying to understand who that girl with such a tired face standing in front of me is. Once I picked myself up, I finally rush downstairs to catch the first available cab and head to the bus station. After purchasing two round tickets from a not-too-friendly woman at the register, we get on the bus and not even an hour later, we are in the state of New Jersey. The place looks beautiful, and I wonder why Newyorkers have this somehow innate resistance towards anything New-Jersey-related. We finally arrive at Gabriele’s house, an Italian friend of ours who moved here to the States during the ’70s, and who’s now more American than Italian. Gabriele’s house is a beautiful villa facing the water of a close-by river and surrounded by high trees. In and out, everything is decorated to celebrate Thanksgiving, and the table is set for what seems to be the supper of the century! In a matter of seconds, my plate is full of turkey, stuffing, cranberry jello, squash souffle, sweet potatoes, and a thousand other things I can’t really recall now. Everything tastes different from the stuff I am used to eating when I am in Italy, and for some reason, I can’t help but wonder what my American friends would think of a classic Italian supper like for instance, the one we eat during Christmas. The following day I still feel full from all the food I have eaten, and since it’s Black Friday I take the pretext and head for the closest shopping mall to burn all the calories gained during Thanksgiving day… To think there is still someone who has the courage to claim Shopping does not have any therapeutic effect on women!

Io e Matt siamo tornati a New York ieri pomeriggio, dopo un weekend a casa di amici nel New Jersey per festeggiare il famoso Thanksgiving. Dopo tre anni qui in America sono finalmente riuscita a mangiare il tacchino ripieno, e tutto il  menu tipico di questa giornata. Ma partiamo dall’inizio: Giovedi mattina, dopo aver fatto le quattro del mattino in un locale a Brooklyn la sera prima, io e Mattia ci siamo svegliati alle sette per cercare di prendere il bus delle otto sulla 42esima strada. Ho messo il minimo indispensabile dentro la prima borsa che ho trovato, fatto una colazione molto veloce e cercato di capire chi era quella ragazza che mi guardava nello specchio. Una volta uscita di casa, c’era solo una cosa da fare: bloccare un taxi. Arrivati finalmente alla stazione e, dopo aver comprato i biglietti da una tipa tutt’altro che “simpatica e disponibile”, abbiamo scoperto che il bus aveva subito dei ritardi causa “giorno di festa”e che il primo disponibile sarebbe partito alle 9. Cavolo! A saperlo dormivo qualche minuto in piú. Finalmente saliamo sul pullman e dopo neanche un’ora siamo nel New Jersey, pronti per scoprire questo stato che viene snobbato di continuo da tutti i Newyorchesi. Arriviamo nella casa di Gabriele, questo nostro amico, di Tropea che si trasferí qui negli Stati Uniti piú di 30 anni fa. É una bellissima villa che si affaccia direttamente sul mare e dove tutto é giá pronto per quella che si preannunciava la mangiata del secolo. La tradizione vuole che ogni ospite riempia il proprio piatto e si accomodi a tavola: tacchino, patate dolci, souffle di zucca, ripieno di tacchino, fagioli, gelatina al ribes, sformato all’ananas e tanto altro ancora. Tra una chiacchiera e l’altra, un po’ in inglese e un po’ in italiano, non ho potuto fare a meno di chiedermi cosa avrebbero pensato i miei amici americani di un nostro pranzo natalizio tutto made in Italy. Devo ammettere che dopo aver assaggiato pietanze dal sapore dolciastro accompagnate da salsette varie, abbacchio e lasegne mi sono mancate un po’.  A fine pranzo ecco arrivare il mio momento preferito, quello atteso praticamente dalle prime ore della mattina: i DOLCI. In meno di un seccondo la tavola si riempie di crostate, cupcakes, torte e mille altre cose per le quali impazzisco. Mi trovo di fronte a una profonda scelta di vita: mandare all’aria quasi un mese di dieta e strafogami pensando che alla fine si vive una volta sola e che in fondo é il mio primo thanksgiving oppure ringraziare educatamente e tenere duro. Ovviamente opto per la prima opzione e mi do alla pazza gioia! Alle sei di pomeriggio mi sento distrutta, quando in realtá non ho fatto nulla se non mangiare e chiacchierare. Il giorno dopo decido quindi di smaltire l’eccesso di calorie acquisite con una spedizione punitiva per centri commerciali durante il Black Friday. E poi dicono che lo Shopping non abbia un effetto terapeutico! 
















CLOTHESSKIRT: Alexander McQUeen / 1) SHIRT: Chicwish / 2) SHIRT: Abercrombie & Fitch/

MAKE-UPLIPSTICK: Kiko / EYELINER: Mac